Ne parlavo l’altra sera con alcuni allievi, cercando di spiegare quanto sia importante lavorare al PC, a “trenta metri di altezza” dentro un qualsiasi programma, e sapere che sotto c’è la rete di protezione, il Control Zeta (più correttamente CTRL + Z) che consente in qualsiasi momento di annullare una o più azioni compiute a ritroso.
Ne parlavo perché, come sempre, chi si trova ad imparare qualcosa di nuovo, specie se ha a che fare con un PC, deve abbattere un muro di paura che ne paralizza i gesti.
Ecco cos’è per me il Digital divide: è la distanza immensa tra chi utilizza il PC tutti i giorni, per lavoro o per interesse personale, e chi ha paura anche solo di accenderlo, tra chi twitta e tagga continuamente e chi non sa scrivere con curriculum con un qualsiasi elaboratore di testi o addirittura non riesce a muovere il mouse.
Il divario da colmare non è tanto la fornitura di banda larga per tutti, che comunque bisogna chiedere a gran voce, anzi urlare.
Ciò che bisogna fare, secondo me, è diffondere l’utilizzo dei PC tra l’enormità di persone che ancora ne hanno paura.
Ho potuto vedere, su IoReporter, un intervento di Anna Bianco a proposito di un software gratuito, ideato in Italia e di cui si inizia a parlare anche fuori dai nostri confini: Eldy. L’intento di questo programma è esattamente quello di cui parlavo prima, cioè l’abbattimento del Digital divide a iniziare dalla fascia che più ne soffre, quella delle persone anziane.
E ho iniziato a pensare a mio nonno, morto parecchi anni fa, rimasto solo negli ultimi trent’anni della sua vita, e ho provato ad immaginarlo davanti ad un monitor, lui che non perdeva un numero del suo quotidiano preferito, lui che se ne stava solo per intere giornate mentre nella valle imperversava il mal tempo, navigare tra le pagine dei quotidiani on-line e girare il mondo visitandolo dal piccolo salotto affacciato al torrente.
E quanto gli sarebbero piaciuti Wikipedia e Google Earth con la passione che aveva per la storia e la geografia, per gli atlanti.
Ho pensato a quanto gli sarebbe piaciuto un software semplice, in italiano, che lo aiutasse nel fare i primi passi senza paura.
Ecco cosa voglio insegnare ai miei studenti, a quelli che, per età, per istruzione o per i diversi casi della vita non hanno avuto l’enorme fortuna (spesso non meritata) dei cosiddetti nativi digitali : a non aver paura del PC, a usare il Control Zeta senza timore, a liberare la fantasia anche da un piccolo salotto affacciato al mondo.
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